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日志


5月5日

Carlo che scrive lettere d'amore

Carlo che scrive lettere d'amore

Regia: Mauro Villani
Sceneggiatura: Giuseppe Rizzo
Fotografia, Aiuto Regia, e Tanto Altro...: Manuel Antonucci
Make-Up: Rosathea Pontecorvo
Scenografia: Carla Spaziani
Montaggio: Mauro Villani
Interpreti: Franco Lucchetti, Silvia Proietti Mercuri, Andrea e Aurora De Carolis

Il trailer del mio nuovo cortometraggio è visibile a questo indirizzo:
http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=56868891

                                           





1月16日

DIECIMINUTI FILM FESTIVAL 2009

Good Morning Mr. Frank, con Franco Lucchetti e Aurora De Carolis, vince il Dieciminuti Film Festival 2009 (Sezione Visti da Vicino).
 
 
 
    
 
 
                 
 
                             
5月17日

That's Flair

 
That's Flair
 
Enrico e Giorgio in azione. Video realizzato per la barmanagnecy.
 
Il video è visibile anche sul sito www.starsofthebars.tv (barmanagency promo)
 
 
              
     
5月2日

Somers Town

Uno dei film più belli del 2006 (This is England) in Italia non è mai uscito. Il regista Shane Meadows adesso ha fatto un altro film intitolato "Somers Town" e Thomas Turgoose, straordinario bambino prodigio sempre di This is England (lo dicevo che era un grande), ha vinto per quest'ultima interpretazione il premio come migliore attore al Tribeca.
Ora mi domando e dico: "Io dove cazzo lo vedrò mai questo film visto che in Italia i distributori hanno sempre gli occhi foderati di prosciutto??? This is England aveva vinto il premio della giuria alla festa di Roma e questo ha vinto premi al Tribeca...bah, boh...speriamo che in qualche modo riuscirò, ciao.
 
 
  
3月28日

Good Morning Mr.Frank

 
Terminata la lunga ed estenuante fase di post-produzione del mio ultimo cortometraggio lampo. Ringrazio Franchino, che ha dato vita ad un Mr. Frank intenso ed ironico, e Aurora, per aver partecipato senza preavviso e per essere stata lo stesso bravissima nell'interpretare la parte con il piglio giusto (open the door e good morning a parte........A bocca aperta). 
                                                                                   
                                  
 
 
1月28日

Into The Wild...Nelle Terre Selvagge

 
INTO THE WILD
 
Nelle terre selvagge, nelle terre estreme dell'Alaska a stretto contatto con la natura, con la voglia di evadere dalla routine quotidiana e provare emozioni forti e profonde che riescano finalmente a farti sentire davvero vivo.
Terminati gli studi un giovane ragazzo benestante decide di abbandonare "egoisticamente" la famiglia e la richezza per compiere uno straordinario viaggio negli sconfinati paesaggi americani. E' così che Christopher McCandless diventa improvvisamente Alex Supertramp. Difficile non farsi sfiorare dal pensiero di preparare di corsa lo zaino e condividere con lui la magnifica avventura. Alex viaggia all'interno di se stesso immerso in paesaggi mozzafiato, tramonti colorati, animali selvatici, strade immense gelide e deserte, conosce persone con le quali instaura forti legami d'amicizia senza però che esse possano trattenerlo o in qualche modo ostacolarlo nel raggiungimento dell'obiettivo principale: l'Alaska. Alex non ha quasi mai ripensamenti, per lui non esiste la carriera, non contano nè il successo nè le cose materiali. Vive la sua vita alla giornata, in completa libertà, fuori dagli schemi e lontano dalla monotonia e dalla meccanicità della società che da sempre lo ha intrappolato. "Non puoi vivere di sole bacche - Non so se voglio vivere di altro", è la frase che riassume fedelmente più di ogni altra il pensiero del coraggioso, ma forse un pò ingenuo ed inesperto, protagonista. E' proprio la sua voglia di vivere in condizioni estreme che lo porterà infatti ad affrontare situazioni troppo pericolose.
Per tutta la durata del film quella che si respira è un'aria fresca, pura e incontaminata contrapposta a quella soffocante e stressante delle metropoli.
Colonna sonora stupenda e quanto mai appropriata, regia di Penn particolare ma efficace e Hirsh decisamente in palla per un film che risulta essere a mio parere uno dei più belli e riusciti dell'ultimo anno.
Sono convinto che in ognuno di noi ci sia nascosto un Alex Supertramp.
 

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Nolan ricorda Heath Ledger

"Una notte sulla LaSalle Street di Chicago stavo preparando una scena, un giovane passa sul set con il suo skateboard. In silenzio maledicevo la notte in cui Heath Ledger si fece un giro sul suo skate con il make-up del Joker, preoccupandomi di cosa avrebbero detto i fan di Batman riguardo al Joker su uno skateboard. Lo seguirono molti altri giovani della nostra troupe, senza sapere neanche perché portavano a lavoro i loro skate. Questo è vero carisma. Invisibile e naturale quanto la gravità. E questo è ciò che Heath aveva.
Heath era pieno di creatività. Una volta mi raccontò di come lui preferiva aspettare prima di accettare un altro ruolo, finchè non era “affamato di creatività”, finchè non ne sentisse nuovamente il bisogno. Portò questo suo modo di fare ogni giorno sul set. Non ci sono molti attori che ti fanno vergognare di quanto spesso ti lamenti del fatto che fai il miglior lavoro del mondo. Heath era uno di loro.
Un’altra volta stava girando una scena molto complessa insieme ad un altro attore. Avevamo due giorni per concluderla; al termine della prima giornata, avevano trovato veramente il modo giusto di fare quella scena, ed Heath, preoccupato del fatto che il giorno successivo si sarebbe persa stessa “magia”, decise di terminarla lo stesso giorno. Non è facile far lavorare la troupe fino a tardi quando si sa che si avrebbe moltissimo tempo il giorno seguente. Ma tutti avevano capito che Heath aveva qualcosa di speciale quella sera e che avremmo dovuto catturarlo prima che sarebbe sparito. Mesi dopo, scoprii che quando lasciò il set quella notte, in segreto chiese grazie all’intera squadra per aver lavorato fino a tardi. In silenzio. Non per dimostrare qualcosa, era semplicemente grato per la chance che gli avevano dato di creare qualcosa di speciale.
Quelle notti a Chicago facemmo molti stunt. Solitamente per molti attori, questi momenti possono essere noiosi, ma Heath ne rimaneva affascinato, aspettando il momento in cui l’avremmo invitato per salire sulla macchina che inseguiva, con la cinepresa, i veicoli nelle scene d’azione... Non per un “thrill ride”, ma solo per farne parte. Di tutto. Portava il suo computer portatile sul set, sul quale ci mostrò due cortometraggi ancora in lavorazione. Non mi sono mai sentito così vecchio come quando guardavo Heath esplorare il suo talento.
Quella notte gli feci un'offerta - credendo che non mi avrebbe preso sul serio - : avrebbe dovuto sentirsi libero di venire sul set quando aveva del tempo libero, così da poter vedere cosa stessimo combinando.
Quando ti trovi nella sala montaggio dopo aver completato le riprese di un film, ti senti responsabile per un attore che si è fidato di te. Quando abbiamo iniziato con il mio montaggio, non sapevo quale “take” fotogramma, spezzone scegliere, cosa omettere. Immaginavo la proiezione durante la quale gli avremmo mostrato il film completato, seduto magari tre o quattro file dietro di lui, ad analizzare i suoi gesti per sapere cosa ne avrebbe pensato. Ora quella proiezione non si realizzarà mai. Ma lo vedo ogni giorno nella mia sala montaggio. Studio il suo viso, la sua voce. E mi manca troppo.
Ritornati sulla LaSalle Street (Chicago), mi giro verso il mio assistente e gli dico di tenere fuori dal campo visivo il ragazzo con lo skateboard quando ho capito che era Heath, con un cappello di lana abbasato fino ai suoi occhi, nell suo giorno libero dopo aver pensato alla mia offerta. Non posso che sorridere".
 
Se ne vanno sempre i più promettenti...straordinarie le sue interpretazioni in Candy e Brokeback Mountain. E' un gran peccato davvero, con Joker la sua carriera sarebbe quasi sicuramente decollata.
 
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1月12日

23 Gennaio...Tim Burton all'Auditorium

Non che sia un grande amante del regista, anzi, conosco molto poco il suo cinema avendo visto credo solo Ed Wood (bello), però andare a questo tipo d'incontri è sempre una bella esperienza (vedi Jarmusch e Cimino). Quindi io e mio cugino abbiamo preso due bei biglietti in platea.
Da oggi i biglietti li vendono anche su listicket ma credo che nel giro di uno o al massimo due tre giorni finiranno.
1月10日

Halloween...di Rob Zombie

 
H A L L O W E E N
 
daegfaerch Comincio col dire che non essendo un amante dell'horror, sono colpevolmente uno dei pochi a non aver visto nè il capolavoro (a detta di molti) originale di Carpenter del 1979, nè i numerosi (otto?) altri film seguiti/remake sul terribile serial killer mascherato Mike Myers. Il motivo che mi ha fatto correre al cinema è quindi un altro, ed ha un nome: The Devil's Rejects. Dopo la visione di quel film infatti rimasi piacelvomente e inaspettatamente colpito dall'originale modo in cui il regista trattò tematiche e personaggi. Mi sembrò lampante il fatto che il signor Rob Zombie, oltre ad avere un simpatico nome che è tutto un programma ed oltre ad essere il marito della ragazza della porta accanto Sheri Moon, aveva anche un altro grande pregio, quello cioè di essere un talentuoso regista. Parlando di Halloween non mi è per adesso possibile fare paragoni e confronti con i precedenti film della saga e allora mi limiterò a scrivere quello che penso del film e cosa è riuscito a trasmettermi. La storia non è il massimo dell'originalità: c'è un bambino biondo molto disturbato che vive in una scapestrata famiglia di ubriaconi dove la madre fa gli spogliarelli, il padre beve e ricopre tutti dalla mattina alla sera di spregievoli appellativi e la sorella, forse seguendo le grandi gesta della madre, sembra essere destinata a diventare una dai facili costumi. Il biondino, dopo aver massacrato parte della famiglia, passa 20 anni in manicomio a costruire maschere senza dire una parola poi esce e uccide un altro paio di persone con l'intento però di ritrovare la sorellina minore, unica superstite al massacro. Il tutto sempre senza dire A. Nonostante la banalità della trama, la prima parte del film riesce ad essere convincente. Zombie, con soli tre film all'attivo, è riuscito nell'impresa di costrursi un'originale stile di regia particolarmente adatto a questo tipo di situazioni (sangue e massacri). Ralenty, intensi primi piani, atmosfere cupe, scenografie perfette e canzoni giuste al momento giusto sono alcuni punti di forza della pellicola. Geniali e distorte sono le posizioni assunte dalla macchina da presa del regista. Il piccolo Myers, interpretato da un bambino con il viso davvero inquietante, dietro le sue maschere nasconde uno sguardo fulminante, colmo d'angoscia e tristezza, oltre che di violenza. Dentro di se ha qualcosa che non riesce a tenere a bada: l'istinto omicida (un pò come Dexter per fare un esempio). A differenza del piccolo Dexter Morgan, che aveva alle spalle un padre che cercava di aiutarlo e di dirgli chi "andava ucciso e chi no", Mike non ha alcun tipo di guida, non conosce differenza tra bene e male, indossa una maschera e uccide tutti e subito, anche in maniera premeditata. La sua prima vittima è il tipico bulletto della scuola ignaro della profonda malvagità del ragazzo, seguita poi dal padre,  dal ragazzo della sorella che viene colpito da una sprangata secca in testa, e inspiegabilmente dalla sorella maggiore. Quando il bambino viene rinchiuso in manicomio e pensi che la sua follia si sia placata, ecco che torna a colpire in una scena davvero inaspettata, imprevedibile e terrificante in cui il pubblico comprende inequivocabilmente che per il protagonista non c'è più nulla da fare. E' con il male in persona che si ha a che fare. La seconda parte del film, dal manicomio in poi, non è niente di trascendentale ed è condita in maniera forse esagerata da classiche scene dell'orrore (quelle in cui la protagonista urla per dieci minuti a squarciagola in un quartiere ma nessuno la aiuta, in cui il cattivo viene colpito a morte ma rimane in vita ecc.ecc...) girate però discretamente.
Ciò che mi sento di dire è che il film è inferiore all'ultimo lavoro del regista. Nonostante questo non sono affatto rimasto deluso per alcuni motivi:
1) Non conoscendo il film di Carpenter non mi aspettavo capolavori e cose varie.
2) Zombie ha confermato di essere un bravo regista, orignale e promettente, soprattutto nella prima parte in cui gli occhi del giovane protagonista sono riusciti nell'intento di trasmettere paura, angoscia e tormento.
3) Alcune sequenze sono ancora ben impresse nella mia mente (il massacro della famiglia; la corsa sfrenata nel corridoio della scuola; l'immagine di Mike che attende di nascosto, da perfetto serial killer, la sua prima vittima; l'agghiacciante scena della forchetta nel manicomio).
4) Mi fa impazzire infine il modo in cui Zombie mescola soundtrack e immagini...che poi è un pò la stessa cosa del punto 3.
 
Attendiamo a questo punto la tua prossima fatica caro Zombie...sperando in una sceneggiatura più importante e coinvolgente visto che sul piano tecnico/tattico/registico siamo su alti livelli.
12月27日

Rocky Balboa...Solo un Mito può mettere fine ad una Leggenda

 

                      ROCKY BALBOA

 

 

 

 3_Rocky_Balboa_wallpaper_13Philadelphia, anno 2006. Trenta sono gli anni passati da quando un’ancor giovane Sylvester Stallone vestì per la prima volta i panni del personaggio che in seguito sarebbe diventato un’icona, un eroe simbolo del panorama cinematografico mondiale: il pugile italo-americano Rocky Balboa. Fin dalle immagini iniziali, dopo le prime note di “Take you back” dei titoli di testa, e soprattutto dopo i non molto convincenti ultimi tre film della saga, si ha la sensazione di assistere ad un chiaro e tanto atteso ritorno alle origini del pugile di Philadelphia, origini in cui erano i sentimenti e le profonde emozioni ad essere il centro nevralgico della vicenda. Quello che lo spettatore compirà nel primo atto è da considerarsi un vertiginoso tuffo nel passato. Lo stile di Rocky, la camminata, i rituali, le movenze da bullo di periferia, l’umiltà, sono le stesse di una volta. All’apparenza nulla sembra cambiato mentre in realtà un grave lutto ha colpito e scosso la famiglia Balboa. Adriana è morta, Rocky veglia quotidianamente sulla sua tomba. Lo sguardo dell’ex-pugile è quello di un uomo triste che ha perso la voglia di vivere e che senza la boxe e l’apporto dell’amata moglie sembra non esser in grado di affrontare il futuro con serenità. Immerso nelle fredde atmosfere di Philadelphia, Rocky vaga malinconicamente per le strade, giorno e notte, insieme all’amico di sempre Paulie che invano cerca di spronarlo per farlo tornare ad essere la persona forte e coraggiosa di una volta. Preso per mano dalle nostalgiche melodie di Bill Conti, guidato dalle semplici ma efficaci scelte registiche di Stallone, e grazie al continuo susseguirsi di flashback, lo spettatore attraversa man mano i luoghi più intimi della vita del protagonista: la pista di pattinaggio, l’ex negozio di Adriana, la palestra di Micky, gli angoli più nascosti della città, fino ad arrivare all’Adrian’s Restaurant. E’ qui che Rocky ha aperto la sua nuova attività ed è qui che trascorre la maggior parte del tempo intrattenendo i propri clienti con aneddoti divertenti sugli incontri disputati in carriera. Nella parte centrale del film, per merito di un escamotage a dir la verità banale, assistiamo ad un’importante punto di svolta quando l’attuale campione del mondo dei pesi massimi Mason Dixon perde in tv un incontro simulato al computer contro un Rocky virtuale. Il manager di Dixon, per dare visibilità al proprio pugile e renderlo meno antipatico agli occhi della gente, decide di proporre una sfida su un ring reale al vecchio campione del mondo. La decisione da prendere non è semplice, ma Rocky sappiamo non essere tipo da tirarsi indietro. Grazie alle fiducia di Paulie che ha sempre creduto in lui, al sostegno della nuova amica Marie, e soprattutto all’appoggio del figlio Robert, Rocky decide di tornare ad indossare i guantoni. Tema rilevante dell’opera, sicuramente più centrale e meglio trattato rispetto ai precedenti film, è appunto quello derivante dal rapporto padre-figlio andatosi progressivamente a sgretolare nel corso degli anni. Robert ha cominciato a sentire il peso ingombrante della personalità del padre e ad avvertire sempre più la presenza di un ombra che involontariamente gli impediva di avere una normale vita come tutti gli altri ragazzi della sua età. Il momento chiarificatore tra i due avviene nel bel mezzo di una scena molto importante e carica di significati in cui Rocky comunica al figlio la volontà di risalire sul ring. Inizialmente Robert è contrario, ma poi decide di aiutare il padre e di assisterlo negli allenamenti. Il training e i metodi di allenamento sono i soliti adottati dello stallone italiano, incentrati stavolta sulla potenza fisica, sulla brutalità e sulla pesantezza dei colpi del mancino più famoso di Philadelphia, da contrapporre all’agilità, alla rapidità e alla velocità del giovane Dixon. Sotto una fitta nevicata Balboa non poteva che completare la preparazione al match salendo con ampie falcate sulla scalinata del Museum of Art che tanto l’ha reso celebre in tutto il mondo. L’ immagine del pugile braccia levate al cielo con la città imbiancata sullo sfondo ha l’incredibile capacità di fermare il tempo. Il lungo e faticoso percorso porta finalmente Rocky a battersi per l’ennesima volta per la corona mondiale dei pesi massimi e non solo. A differenza dei precedenti, stavolta l’incontro per volontà dello Stallone regista appare particolarmente realistico, tanto che i colpi sferrati dai due pugili sembrano andare davvero a segno. Il match, smentendo l’opinione comune di critici e appassionati, si rivela più duro del previsto per Dixon e a tratti Rocky riesce addirittura ad imporre la propria forza. La resistenza dello stallone italiano acclamato a gran voce dalla folla è commovente. Stordito dalle terrificanti raffiche di colpi del rivale, Balboa barcolla, il sangue sprizza da tutti i pori del suo volto, la sua vista è annebbiata.

Ecco che analogie e parallelismi con il primo capitolo della saga  risultano evidenti quando Rocky al tappeto ricorda a se stesso che l’importante nella boxe, come nella vita, non è la potenza con cui colpisci ma la capacità con cui incassi i colpi e ti rialzi.

Come nel memorabile e leggendario combattimento contro Apollo Creed, Rocky esce sconfitto ai punti, restando comunque in piedi fino al suono dell’ultima campana raggiungendo caparbiamente l’ obiettivo prefissatosi in partenza.

Stallone, in grande spolvero sia davanti che dietro la macchina da presa, ha dimostrato di avere la forza e il coraggio di portare avanti un progetto in cui pochi credevano convincendo pubblico e critica regalandoci una pellicola intima e pregna di umiltà. Degna, coinvolgente, e per nulla patetica la conclusione della saga ideata dallo stesso Sylvester Stallone, grazie alla quale l’animo, la sincerità, e lo spirito di Rocky Balboa rimarranno per sempre nei nostri cuori.

12月17日

Milan - Boca 4 a 2

 
 
RossoNeri  SUL TETTO DEL MONDO
 

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A 17 anni di distanza dalla conquista dell'ultima Coppa Intercontinentale il Milan torna di nuovo di prepotenza sul tetto del mondo.  I Rossoneri portano a casa meritatamente la quarta Coppa Intercontinentale, o Coppa dell'Amicizia per usare un termine caro a Mancini, che va ad aggiungersi alle "misere" sette Champons League e agli altri sette "poco importanti" trofei Internazionali. Come l'Italia a Berlino anche il Milan è per la quarta volta Campione del Mondo. Il Boca, fin dal primo minuto, è sembrata essere una squadra un pò troppo morbida e fragile, incapace di tamponare o quantomeno arginare le accelerazioni dello scatenato Pallone D'Oro che ha perforato alla sua maniera l'allegra difesa argentina segnando 1 gol e regalando 2 baci perugina (si può dire così invece che assist ???) all'elettrico "scusate ma segno sempre io" Pippo Inzaghi che non ha dovuto far altro che depositare nel sacco la sua ennesima perla europea.  
Al Milan va il merito inoltre di averci creduto in un momento non particolarmente felice della stagione, e di aver tirato fuori lo smocking per la serata di gala dopo una semifinale giocata giustamente, col senno di poi, al risparmio. A Ronaldo, versione Lenny Kravitz, va invece il merito di aver stupito tutti tirando fuori dalle tasche una mini videocamera per filmare opportunamente la festa dei compagni.
Ora sotto con gli ottavi di Champions e con la rincorsa al quarto posto...
Forza Milan in Coppa e Forza Roma in Campionato, anche se l'Inter purtroppo è già a +7 dopo solo sedici giornate!
Dai Ronaldo, torna Fenomeno...        
                                                            ap_11810183_24310
 
12月15日

This Is England...The best movie of the RomeFilmFest 2006

 
 
  
                                                                                    
 
                  
 
 
 

Come purtroppo spesso accade, ancora una volta nel nostro Paese si è persa l’occasione di dare visibilità ad una pellicola meritevole che nella 1° edizione della Festa del Cinema di Roma aveva scosso ed emozionato gran parte del pubblico presente in sala ottenendo anche un importante riconoscimento come il Gran Premio della Giuria. Il film in questione è il non conosciutissimo ma toccante

This is England, che oggi, a più di un anno di distanza dalla proiezione romana di ottobre, inspiegabilmente non ha ancora trovato una distribuzione nel territorio nazionale. La storia raccontata da Shawn Mewds, molto forte e cruda, forse non avrebbe spinto il grande pubblico ad accorrere in massa nelle sale, soprattutto nel periodo natalizio dei cine-panettoni di Boldi e De Sica, ma certo è che lo spessore, i temi trattati, e la vetrina delle Festa Romana avrebbero potuto convincere qualche distributore coraggioso a diffondere il film per la gioia degli spettatori amanti del buon cinema. In Italia tutto ciò è da considerarsi una pura utopia, e in questo caso,  se mai ce ne fosse stato bisogno, ne abbiamo avuto un’ulteriore conferma. Veniamo ora al film.

 

                                                                       

                                                            imm

 

 

Attraverso gli espressivi occhi del dodicenne Shaun, interpretato magistralmente da Thomas Turgoose alla sua prima esperienza cinematografica, il regista Shane Meadows ci racconta in maniera forse autobiografica l’Inghilterra anni ’80 della Tatcher. Shaun ha perso il padre nella guerra contro l’Argentina ed ora vive da solo con la madre in un piccolo paesino dello Yorkshire. Il giovane protagonista, per via delle sue nuove amicizie e soprattutto per “onorare” la scomparsa del padre, compirà un imprevisto e alquanto pericoloso percorso che lo porterà a crescere in fretta e ad affrontare questioni inusuali per un ragazzino della sua età. La guerra, la violenza, l’odio profondo verso gli “invasori della patria”, il razzismo degli skinheads, il nazionalismo e la conseguente lotta per imporre e difendere le proprie ideologie, sono elementi che si mescolano perfettamente andando a dipingere un amaro ritratto di parte della gioventù inglese di quel periodo storico. La forza della pellicola, oltre agli aspetti già citati, alle straordinarie performances degli attori  e all’abile e sapiente uso della soundtrack, sta nel modo in cui il regista riesce a far emergere anche i lati positivi e umani dei cosiddetti “violenti” che per certi versi mostrano apertamente le proprie paure e le proprie debolezze.

L’epilogo del film, con Shaun in riva al mare che guarda dritto in camera (o che guarda metaforicamente in faccia la realtà, chi lo sa…) dopo aver compreso la gravità degli errori commessi, rappresenta a mio avviso la volontà del regista di comunicare un certo tipo di messaggio, o meglio d’infondere, nonostante tutto, un briciolo di speranza nello spettatore.

 
 
 
 
                 ONORA IL PADRE E LA MADRE
 
locandina Ridicola traduzione italiana dell'ultimo film di Sidney Lumet (distribuito da Medusa) uscito al recente RomeFilmFest. Da Before The Devil Knows You're Dead si passa inspiegabilmente al "misterioso" e alquanto buffo Onora Il Padre E La Madre.  Visto e considerato il raggiungimento se non il superamento degli imbarazzanti livelli di inadeguatezza toccati con Eternal Sunshine Of The Spotless Mind tradotto in Se Mi Lasci Ti Cancello, ho deciso di elencare i film della mia lista rigorosamente con il loro titolo originale (Ferro 3 a parte che sarebbe stato Bin Jip Pensieroso) per non rischiare di rovinare la bellezza di un titolo sicuramente scelto con cura dagli autori dell'opera, o quantomeno per non intaccarne il giusto significato.
 
 
 
D e x t e r
  semplicemente una delle sigle più belle di tutti tempi...